Dao

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I codici divini e le fondamenta rituali

Vincent Goossaert: I codici divini e le fondamenta rituali dei libri morali

 

La prima parte dell’età moderna, o epoca Song-Yuan (960-1368), fu un periodo di vivacità e di intensa creatività per il Daoismo per quanto riguarda le idee, il rituale, le pratiche di auto-coltivazione, l’arte e l’organizzazione. In quest’epoca apparvero e fiorirono molti nuovi generi testuali che continuarono a svilupparsi fino a oggi. Questo articolo si occupa di due di essi: i codici divini (generalmente intitolati “Codici Spirituali”, guilü 鬼律 o “Codici Celesti”, tianlü 天律) e i libri morali (shanshu 善書), i quali vengono solitamente studiati in modo separato. Il presente contributo tenta di illustrare i loro punti in comune e la genealogia che li lega concettualmente, e in alcuni casi testualmente.

 

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Data: 02 Novembre 2020

Taoismo

4h

L’approfondimento propone un percorso riferito al Taoismo, o dao jia e dao jiao, in termini cinesi. Affronta la più antica forma di pensiero religioso che ha avuto sviluppo in Cina tramite testi e video che esprimono alcune delle sue principali caratteristiche, sia in senso filosofico, sia in senso religioso

Data: 09 Marzo 2020

Essere un Taoista

 

Chi può definirsi taoista? Essere un taoista è una identità maturata nel corso di 24 secoli dal Neiye alla Chiesa Taoista d'Italia, passando per il Daode Jing, il Zhuangzi, l’Iscrizione sulla Visualizzazione dello Spirito e il Raffinamento del respiro Di Sun Simiao e i 15 Discorsi di Wang Chongyang.

Data: 09 Marzo 2020

Tao te Ching

Le culture hanno messo a punto pratiche o sistemi d’interpretazione per rendere stabile l’instabile, come mostra François Jullien, presentendo il pensiero della trasformazione contenuto nei Ching, testo divinatorio fondamentale della cultura tradizionale cinese, durante il Festivalfilosofia, in un incontro tenutosi il 18 Settembre 2010.

 

Data: 09 Marzo 2020

Laozi - La via del Dao e la formazione del daoismo

Laozi - La via del Dao e la formazione del daoismo
Conferenza di Attilio Andreini, Professore di Lingue e letterature della Cina – Università Ca’ Foscari di Venezia
Fondazione Collegio San Carlo Centro Studi Religiosi - martedì 18 febbraio 2020 - ore 17.30

Per i pensatori cinesi dell’epoca classica, biografia e agiografia si sovrappongono in modo pressoché sistematico e Laozi, il «Vecchio Maestro», noto anche come Lao Dan (Vecchio Dan), non fa certo eccezione. A ciò va aggiunto che la natura delle opere ascritte ai cosiddetti «Maestri» (zhuzi) che vissero tra il V e il VI secolo a.C. è sostanzialmente collegiale, frutto della stratificazione di materiale gradualmente aggiunto e adattato da discepoli che tributavano il più vivo rispetto verso pensatori identificati come punti di riferimento morale e dottrinale. Al di là della loro storicità, le figure di maggior spicco all’interno dei diversi orientamenti di pensiero si trovarono, così, a essere identificate come «autori» di opere che, in realtà, non avevano scritto di proprio pugno. L’autorevolezza di un «autore», quindi, passava attraverso la mancata responsabilità diretta nella stesura di quell’opera che avrebbe consegnato ai posteri l’immagine esemplare di un saggio che non era, in sé, «creatore» bensì «oggetto di creazione». Non stupisce, dunque, come le più recenti ricerche evidenzino la debolezza dell’interpretazione secondo cui Laozi sia stato l’autore dell’omonima opera, celebre anche con il titolo Daodejing (Scrittura canonica del Dao e della [Sua] Possanza, più spesso tradotto Il Canone della Via della Virtù).

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Data: 17 Febbraio 2020

Spontaneo 自然 è il modo del dao. Narrazioni della natura fra tradizione e modernità

In cinese moderno il termine per indicare la natura, intesa come “sistema totale degli esseri viventi, animali e vegetali, e delle cose inanimate che presentano un ordine, realizzano dei tipi e si formano secondo leggi” (Treccani), è daziran 大自然. Si tratta di un termine moderno, entrato nell’uso con questa connotazione alla fine del XIX secolo, per quanto ispirato a una concezione antica del mondo naturale. Ziran letteralmente significa “esseretale di per sé” e, quando si riferisce all’ordine naturale del cosmo, è spesso tradotto con “spontaneità” o “naturalezza”. Per quanto non sia un termine squisitamente daoista, ricorrendo con connotazioni diverse anche negli scritti legalisti e di altri filosofi, è indubbio che ziran rappresenta uno dei concetti centrali del Laozi, del Zhuangzi e dei loro eredi, dove designa un aspetto del Dao, descrive il naturale fluire delle “diecimila entità e processi” nel mondo ed è alla base della condotta ideale del saggio. Nel pensiero della Cina antica, altri termini che si intersecano all’idea di ordine cosmico sono tian 天 (“cielo”), li 理 (“principio”) e qi 氣 (“soffio/energia vitale”). Nelle arti tradizionali, infine, il paesaggio naturale è indicato dal binomio shanshui 山水 (lett. “monti e acque”).

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Data: 29 Novembre 2019