I “nuovi accordi” Stato-confessioni in Italia

I “nuovi accordi” Stato-confessioni in Italia tra bilateralità necessaria e diffusa

Contributo di Fortunato Freni Professore ordinario di Diritto ecclesiastico e canonico nell’Università degli Studi di Messina, Dipartimento di Giurisprudenza.

 

Con l’Accordo tra Stato e Chiesa cattolica del 1984, si è iniziata a stipulare, ai sensi degli artt. 7 e 8 Cost., una serie di intese tra il Governo italiano e le rappresentanze di alcune confessioni religiose, dando vita alla cosiddetta stagione dei “nuovi accordi”.
Questa espressione sta a significare che l’Italia repubblicana ha rinunciato all’uso dei cosiddetti pacta unionis - quali erano i Patti lateranensi che lo Stato aveva stipulato nel 1929 con la Chiesa cattolica per accordare a quest’ultima un trattamento di favore rispetto agli altri culti - e ha introdotto l’uso dei cosiddetti pacta libertatis et cooperationis. Tali “nuovi accordi”, pur disponendo normative particolari per le varie confessioni che le stipulano, lungi dal costituire discipline privilegiarie, devono consentire una fattiva cooperazione democratica tra le comunità spirituali e le istituzioni civili, finalizzata a un più ampio dispiegamento delle libertà sancite dalla Costituzione a tutela della dignità umana (principio di cooperazione), con i limiti e le garanzie previsti nella stessa Carta fondamentale.

 

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Data Creazione:
Lun, 14/09/2020 - 21:51